Sinossi

Questo breve film documentario, della durata di circa 50 minuti, è in qualche modo figlio del convegno del 18 luglio 2013 presso la facoltà di giurisprudenza di Palermo.
In quella occasione il Procuratore Roberto Scarpinato aveva fatto riferimento allo stato di “minorità culturale” in cui viene mantenuto il paese.
Una condizione di non consapevolezza indotta grazie alla quale la responsabilità delle stragi risulterebbe ascrivibile solo all’ala militare di cosa nostra, a quei mafiosi brutti e cattivi, ex villici semianalfabeti che, da soli, sarebbero riusciti ad orientare le politiche di uno stato fino ad arrivare ad essere in grado di incidere sull’elezione del presidente della repubblica.
Ad opporsi a queste icone del male assoluto ci viene presentato uno stato fatto di uomini valorosi che in un’epica infinita battaglia cerca di contrastare questo fenomeno, di contenere questo male incurabile che in Italia si chiama mafia.
Obiettivo di questo lavoro è parlare a chi faccia di logica e buon senso il proprio punto di partenza.
Non occorre essere esperti di questioni di mafia per vedere, in molte delle storie che ci vengono raccontate, incongruenze decisamente incredibili nel senso letterale della parola e cioè non credibili.
L’assurdità di queste incongruenze ci da il metro della tranquilla arroganza dei responsabili ed al contempo della bassissima considerazione in cui è tenuta la nazione, la gente di questo paese “mantenuto minorenne”.
Ma se a questi singoli episodi non credibili si cerca di dare una lettura unitaria ecco che tutto diventa più chiaro, certamente sconfortante e terribile, ma per l’appunto logico.
Non so se questo film potrà essere di una qualche “utilità” per chi lo vedrà, ma certamente posso dire che “utile” lo è stato per noi.
L’esperienza umana che abbiamo vissuto durante le riprese e che ci hanno regalato le persone intervistate è stata indimenticabile ed è a tutti loro ed alle loro famiglie che va il nostro ringraziamento più profondo.

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